Stanotte, ho avuto un incubo, terribile. Nel silenzio del buio son balzato seduto sul letto, un rivolo di atterrito sudore freddo lungo la schiena, le braccia protese in avanti a difendermi da un’agghiacciante minaccia, gridando “No, no, il Piano Strategico di Forlì no, Cintorino via!” Ma guarda un po’ se l’assessora Cintorino, invece di far sognare, come sicuramente nelle sue facoltà, deve rovinare il sonno di un beato pensionato, seppur penna rompicoglioni, con la fuffa assessorile del dire tanto nulla!
Tutta colpa dell’illustrazione in commissione del Piano Strategico forlivese da parte, appunto, di Andrea Cintorino, assessora con deleghe anglofile a “Romagna Next” e “Transizione digitale e smart city”, e da Andrea Pillon, bontà sua, responsabile metodologico (?!) del percorso partecipativo. Il nulla strategico dell’assessora subito palese nella sua fumosità: «Il Piano Strategico non nasce da un obbligo normativo, ma da una scelta ben precisa: interrogarsi sul futuro della nostra comunità… È uno strumento operativo, non un libro dei sogni».
Ancora, testarda ha insistito che “il Piano Strategico di Forlì sarà capace di affrontare le trasformazioni dei prossimi decenni”, quindi confermando la grande lungimiranza amministrativa dell’odierna giunta di centrodestra del sindaco Zattini a guardare lontano, a progettare il futuro dei forlivesi su distanze addirittura pluridecennali, nonostante spesso sia incapace di andare appena dopo la punta del proprio naso per la soluzione di problemi gravi e incombenti. Pensate, l’ultradecennale Piano Strategico di Forlì dell’assessora Cintorino passerà alla storia ben oltre la settennale, sovietica NEP, Nuova Politica Economica, ad opera di Lenin dal 1921 al ’28.
Soltanto fumosità argomentativa nelle parole dell’assessora forlivese, rivelatasi, comunque, eccellente nello sfoggio di tanta tautologia ovvero ripetere quanto già detto e significato. “Il senso del Piano Strategico”, ha insistito tautologicamente Cintorino, “è mettere a sistema importanti argomenti all’interno di un progetto armonioso e condiviso di sviluppo e crescita del nostro territorio”. Poi, come si dice a Roma, “s’è allargata” nell’astrattezza del mare tra il dire e il fare con l’illustrazione vana, vaga, inconsistente che la prima versione del Piano Strategico forlivese sia articolato in 4 assi (?), 14 linee strategiche (?), 105 possibili azioni (?).
Sono davvero obsoleto, a me bastano appena due assi cartesiani, quello delle ascisse e delle ordinate, per disegnare i quattro quadranti, nei quali rappresentare con la mia sola intelligenza naturale, di cui sono dotato, i successi o gli insuccessi, l’utilità o l’inutilità, la bontà o la pochezza di qualunque progettualità a lungo o breve termine. Davvero sono lontano, non posso comprendere la tautologia celebrativa del Piano Strategico di Forlì dell’assessora Cintorino, a sole chiacchiere in cammino verso Romagna Next e Smart City.
Franco D’Emilio