Forlì è finita sul numero di ottobre, ora in edicola, di Bell’Italia, periodico mensile dell’editore Cairo sul turismo culturale e l’enogastronomia, in particolare sulle bellezze artistiche, paesaggistiche, soprattutto sulla vita sociale, creativa dei nostri borghi. Ho comprato la rivista, considerandone attentamente il contenuto sulla nostra amata Forlì. Che posso dire? Sono rimasto profondamente deluso, neppure consolandomi che tanto disappunto mi sia costato poco meno di 5 euro.
Un articolo solo onestamente noioso che nulla aggiunge a quanto già arcinoto e trito su Forlì. Soprattutto, un modesto copia-incolla, il cui spessore risulta pretenziosamente culturale solamente a chi poco o niente sa della nostra città o a chi, forlivese, soffre di manifesto, cronico campanilismo. Dunque, spudorata scopiazzatura dal sito del Comune di Forlì (Sezione Turismo, Itinerari) con palese manipolazione di testi e fotografie per costruire una promozione culturale e turistica di Forlì, non priva del sospetto della spinta di qualche sottesa marchetta.
Eppoi, l’ipocrisia dei titoli, sia quello di richiamo sulla prima di copertina, ovvero “Emilia-Romagna. Il Miglio Bianco di Forlì”, che l’altro, a tutta pagina 74, ovvero “L’Architettura del Potere”, sottostante ad un ripetuto “Forlì/Miglio Bianco”. Ma perché ancora così pavidi, cacasotto da non scrivere, invece, “Il Miglio Fascista di Forlì” e, magari, “L’Architettura del Potere Fascista”, come impone la giusta, esplicita contestualizzazione storica di tutta l’architettura istituzionale, civile e monumentale, realizzata a Forlì dal governo fascista?
Ucci ucci sento rinnovato odor di ipocrita fuga dalla verità storica attraverso un calcolato uso delle parole in espressioni vaghe, no sense, quali, appunto, “miglio bianco” e “architettura del potere”: cosa mai c’azzeccano e cosa mai significano ai fini della comprensione e dell’interpretazione storica? La verità è che pure i titoli di Bell’Italia sono conformi al noto, timoroso e tattico equilibrismo tra Fascismo e Antifascismo del nostro vicesindaco e assessore alla cultura.
Dunque, anche Bell’Italia vuole che i suoi lettori, forlivesi e no, non intendano pienamente quanto soltanto fascista sia stata la grande progettazione urbanistica di Forlì nella prima metà del ‘900, persino con un nuovo polo eccentrico rispetto al vecchio centro storico. Consola perlomeno, seppur amaramente, che Bell’Italia confermi di soli 800 metri la lunghezza del bugiardo “miglio bianco”.
Franco D’Emilio