Il Gruppo consiliare del Partito Democratico di Forlì torna a puntare il dito contro la Giunta Zattini sullo stato di avanzamento dei cantieri finanziati dal Pnrr, sostenendo che il quadro reale degli interventi urbani in città si discosti in modo netto dai toni trionfalistici dell’Amministrazione. Secondo l’opposizione, le scadenze ufficiali per la chiusura dei lavori mettono a nudo ritardi strutturali, rinvii nella pianificazione e tensioni sulla cassa comunale che si trascinano da anni, colpendo a turno diversi quartieri della città.
Il caso più citato riguarda tre cantieri complessi del centro storico di Forlì: Palazzo del Merenda, i Musei San Domenico e l’ex Scuola Flavio Biondo di Piazza Cavour. Per questi interventi la Giunta ha già dovuto sostituire i fondi Pnrr con risorse nazionali alternative, ottenendo una deroga temporale che sposta la chiusura dei lavori a fine 2027, sempre che il termine venga rispettato.
Il Partito Democratico ricorda inoltre che i progetti conclusi entro la scadenza ordinaria del 30 giugno 2026 sarebbero riconducibili soprattutto alla puntualità dei partner tecnici che hanno seguito lotti stradali e sottoservizi, come Hera e Unica Reti, mentre le criticità sarebbero emerse proprio nei cantieri gestiti direttamente dai decisori comunali. Per alcuni di questi il Comune ha dovuto negoziare una proroga ministeriale d’emergenza fino al 31 agosto, che secondo l’opposizione non sarebbe comunque bastata a garantire la chiusura di tutti i lavori.
Tra gli esempi indicati dal Partito Democratico figura il Ronco Lido di Forlì, descritto come bloccato da recinzioni ed erbacce ben oltre i tempi previsti dal piano originario, insieme ai lotti per l’edilizia residenziale sociale e la rigenerazione urbana, tra cui le case Acer di via Autoparco, rimaste tra transenne e impalcature. Nell’elenco dei cantieri in ritardo compaiono anche il parco della Pace e la pista ciclabile che dovrebbe collegare Roncadello a via Lughese, nel comprensorio forlivese.
Sul piano finanziario, il gruppo consiliare segnala che i ritardi del Comune nella riscossione dei rimborsi statali legati al Pnrr avrebbero costretto l’ente ad anticipare 17 milioni di euro per i lavori, con il fondo di cassa comunale che si sarebbe dimezzato passando da 50 a 26 milioni. A questa contrazione di liquidità si aggiungerebbe il taglio lineare di 1,3 milioni di euro in cinque anni deciso dal governo centrale, con il rischio di ulteriori riduzioni in futuro.
Il Partito Democratico sottolinea come, soprattutto dopo gli eventi alluvionali che hanno colpito Forlì, i fondi del Pnrr rappresentassero un’occasione difficilmente ripetibile per rinnovare infrastrutture viarie, fognature, edifici pubblici, parchi ed edilizia residenziale, oltre che per intervenire su scuole e asili con misure di efficientamento energetico. Tra gli esempi citati come opportunità solo parzialmente colte c’è la nuova scuola Maroncelli, priva di pannelli fotovoltaici e non candidata a diventare né il fulcro di una comunità energetica rinnovabile né un rifugio climatico per i residenti del centro storico.
A completare il quadro delineato dall’opposizione c’è la questione del Piano Urbanistico Generale, annunciato nel 2021 e mai presentato pubblicamente alla città: secondo quanto riferito, la stessa Giunta avrebbe ammesso che il PUG non entrerà in vigore prima del 2028. L’assenza di uno strumento urbanistico approvato, sostiene il gruppo consiliare, avrebbe lasciato la città priva di una strategia organica sul consumo di suolo e sulla sicurezza post-alluvione, inserendo gli interventi Pnrr in un contesto normativo incerto che si sarebbe sommato a ritardi ed errori di programmazione, tra cui viene citato il caso di corso della Repubblica, con lavori ripetutamente interrotti e ripresi che avrebbero inciso sui redditi di esercizi commerciali e residenti.
Il Partito Democratico chiede quindi che la Giunta Zattini riferisca in Consiglio comunale, a partire dalla quantificazione dei fondi Pnrr che rischiano di non arrivare nelle casse del Comune di Forlì, denunciando anche le ripercussioni dei ritardi sugli uffici tecnici comunali, già segnalate da opposizione e sindacati come sottorganico rispetto al carico di lavoro.