Raramente, anzi che dico, mai la sinistra, minoranza d’opposizione al Comune di Predappio, fa sentire la sua voce, risultando, così, soltanto politicamente assente, inutile, incapace di battere un colpo e, quindi per la sua pochezza davvero la migliore alleata del grigio centrodestra, ora al governo del capoluogo della Valle del Rabbi. Eppure, lunedì scorso, la solo pleonastica opposizione di sinistra del gruppo Predappio Futura ha promosso un incontro pubblico sull’emergenza climatica e le infrastrutture sostenibili, ma, in realtà, mirato in particolar modo a sostenere, diciamo pure a “pompare” il progetto di estensione sul Rabbi della galleria di gronda di Fiumicello.
Praticamente, portare l’acqua del fiume Rabbi nell’invaso di Ridracoli con la realizzazione di un progetto dal costo complessivo di 40 milioni di euro e destinato ad incidere ulteriormente sul delicato assetto idrogeologico e naturalistico del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Ospiti autorevoli e certamente molto interessati sul tema Fabrizio Landi, presidente di Romagna Acque, e Daniele Valbonesi, consigliere regionale, entrambi a marchio PD, quindi sodali dell’opposizione predappiese, sinora senza futuro, di Predappio Futura.
Finalmente, per la sinistra di Predappio la scena su un tema, un progetto che però divide e suscita perplessità: da una parte, durante l’inverno, così perlomeno a chiacchiere, con la nuova infrastruttura Romagna Acque vorrebbe attingere risorse idriche anche dal fiume Rabbi, a monte di Premilcuore; dall’altra, c’è il significativo, crescente dissenso del MAS 2 (Movimento AntiSbarramento), comitato attivo sotto la guida di Damiano Bartolini, consigliere comunale a Forlì e figura nota sul territorio del Rabbi per il proprio impegno nel mondo del volontariato: no fermo e motivato al progetto di una presa dall’acqua fluente del Rabbi.
Il nuovo progetto, in ballo complessivamente quasi 12 Km di condotte, non risulta nemmeno giustificato dall’urgenza idrica, come nelle parole di Landi, presidente di Romagna Acque, lunedì sera al pubblico predappiese. Dunque, perché mai tanta premura se non quella, allora, del business dell’acqua in Romagna? Business finora perlopiù incrementato a costi contenuti, sempre e soltanto a scapito delle risorse idriche appenniniche forlivesi e mai, guarda caso, con altri progetti, quali i dissalatori di costa, esperienza positivamente realizzata in numerose nazioni, checché ne dica lo stesso presidente Landi.
Predappio con il fiume Rabbi rischia di divenire triste metafora di un’insolita mucca da acqua, non più da latte, da mungere per riempire il già colmo salvadanaio della Diga di Ridracoli, dove ogni goccia è, ormai, un soldino da bolletta e sempre meno un bene sociale, da garantirsi nella tutela dell’ambiente circostante.
Franco D’Emilio