Penso possa ritenersi intelligentemente fondata e attuabile la recente proposta di Francesco Giubilei, giovane editore, scrittore e saggista, oltre che presidente della Fondazione Giuseppe Tatarella, sulla destinazione d’uso finale della restauranda ex Casa del Fascio di Predappio: la realizzazione di un museo dell’arte italiana del Novecento. Progetto niente affatto peregrino, pur nella suggestione della sua attuazione nel contesto del piccolo capoluogo della valle forlivese del Rabbi.
Progetto lodevole per la responsabilità di volere trovare un comune denominatore di ampio consenso per sospingere maggiormente la soluzione definitiva del grave, vergognoso abbandono pluridecennale dell’importante edificio storico-monumentale predappiese. Proposta pragmatica e, in particolar modo, equilibrata nel suo tentativo di individuare in un proposito museale la composizione del sinora improduttivo contrasto tra chi sostenitore di un museo del fascismo e chi, invece, di un centro studi sui totalitarismi contemporanei, trascorsi e attuali, sempre entro la recuperata ex Casa del Fascio.
Francesco Giubilei ha avanzato una proposta estesamente condivisibile per il suo triplice intento: finalizzare con concorde fattività il recupero del prezioso edificio razionalista predappiese; individuare, quale aggiuntivo volano turistico ed economico, l’innovativa iniziativa di una fruizione museale a Predappio; infine, l’effettiva possibilità di comporre, perché no armonizzare tra loro, nel grembo culturale predappiese, consentitemi l’espressione, sia la memoria storica dell’arte italiana del ‘900 sia la memoria storica dei luoghi mussoliniani e di Predappio, città di fondazione.
Quindi, Predappio meta di duplice, contemporanea fruizione culturale, anche utilissima, ne sono convinto, prima a stemperare, poi a dissolvere il contrasto tra nostalgismo fascista e nostalgismo antifascista, entrambi di logora, inconcludente faziosità ideologica. Se alla comunità predappiese si offrirà una solida, concreta possibilità di crescita culturale e turistica, credo che l’intelligenza e il realismo dei predappiesi non faranno per niente mancare il loro sostegno.
Sinora, solo fumose, contrapposte e divisive, ma, in particolare, fuori dall’interesse dei comuni cittadini sia la proposta di un museo sul Fascismo che quella di un centro studi sui totalitarismi: entrambe espressione di una classe politica che sul destino futuro di Predappio gioca con prevalenti, anacronistici toni e termini ideologici, inevitabilmente oscurantisti. Nella proposta, invece, del giovane Giubilei il recupero della ex Casa del Fascio per un museo dell’arte italiana novecentesca, ma nulla esclude quella successiva, può veramente costituire un punto d’incontro, di solidale intesa di tutta Predappio, decisa a farsi apprezzare e visitare per la novità di un’importante, duratura attrazione culturale.
Certo, d’accordo con le accorte osservazioni del professor Roberto Balzani, ci sono da considerare non indifferenti aspetti organizzativi e gestionali. Innanzitutto, il reperimento delle opere chiamare a formare la possibile collezione predappiese, al riguardo, però, bene ricordare quanto i depositi dei musei italiani siano pieni di opere novecentesche significative, ma mai esposte. Poi, la necessità che il nuovo museo predappiese, pur nella salvaguardia del ruolo del Comune, sia integrato nell’organizzazione del sistema museale regionale e/o nazionale, magari come espressione di una soprintendenza del territorio.
Infine, aggiungerei la previsione di un eventuale margine di autonomia museale, in gestione ad un consiglio d’amministrazione, rappresentativo di diversi soggetti pubblici interessati, soprattutto per la programmazione dell’attività complessiva, degli eventi espositivi straordinari e dell’attività didattica. Ancora di più, riterrei giusta la proposta del museo dell’arte italiana del Novecento a Predappio, se questo fosse inquadrato nell’ambito di un centro culturale polivalente, capace di sopperire anche all’attuale mancanza cittadina di uno spazio, idoneo nel rispetto delle norme sulla sicurezza ad accogliere iniziative, aperte al pubblico dei visitatori.
Dunque, apprezzabile l’idea di Giubilei di un museo d’arte nella ex Casa del Fascio di Predappio: museo che, tuttavia, lo ripeto, auspico proiettato oltre il ‘900, dunque non limitato al periodo tra le due guerre, poiché tanta espressione artistica italiana, innovativa o, persino, su toni d’avanguardia, si è manifestata e si manifesta con coerente continuità tra il Ventennio e i nostri giorni. All’opposto, sempre su questo tema, trovo criticabile nei suoi presupposti, la contrarietà di Sauro Turroni, architetto ed ex parlamentare dei Verdi, che ostinatamente vede nel nuovo progetto l’intento maldestramente revisionista di “mostrare che in quei venti anni (il Ventennio, N.d.A.) si fecero anche cose buone, con il miserevole intento di cancellare il giudizio che la storia ha dato di quel drammatico periodo”.
Non solo, Turroni, del quale apprezzo la sensibile caratura intellettuale, rincara la dose con la conclusione che la proposta di Giubilei coincida nuovamente con “la scelta di utilizzare un luogo ormai iconico come Predappio e un edificio simbolo dell’epoca come la ex casa del fascio”. Che dire, l’ex parlamentare forlivese dei Verdi resta confinato nella riserva antifascista dei duri e puri della damnatio memoriae, utile pervicacemente soltanto alla cancellazione totale di una memoria storica che, comunque, ha segnato la storia italiana.
Perché, ad esempio, dal bilancio, sicuramente negativo, del Fascismo non recuperare la positività artistica di Ardengo Soffici, Sigfrido Bartolini, Mino Maccari o la genialità progettuale, fortemente d’impronta razionalista, di Pier Luigi Nervi, formatosi sotto il Fascismo e protagonista di tanta architettura nel mondo? Mi dispiace che l’arch. Turroni non sia criticamente obiettivo e preferisca temere le ombre del passato, più che affrontare positivamente il futuro, in questo caso una nuova prospettiva economica e turistica di Predappio.
Certamente, l’ex Casa del Fascio di Predappio è luogo simbolo del Fascismo, ma il suo possibile recupero all’arte, alla bellezza museale, dunque a finalità culturali universali può davvero rompere questa iconicità, sopravvissuta e alimentata esclusivamente dall’ostilità della sinistra a qualunque finalità di recupero, estranea a dirette tematiche antifasciste. Preferirei che Turroni almeno tentasse la via del confronto sulla proposta Giubilei, tanto sono convinto che possa risultare utile il suo contributo scientifico e tecnico.
In tempi recenti, cito un ultimo esempio, l’ex sede della Gioventù Italiana del Littorio (G.I.L.) nella zona di Trastevere a Roma è stata restaurata dopo decenni di abbandono e dalla Regione Lazio destinata a numerose attività culturali di ampia ricaduta sociale: da sede dell’organizzazione giovanile fascista a centro culturale polivalente, formativo proprio di quella coscienza umana e civile, sociale e politica, certamente pure negli auspici dell’arch. Turroni, per rafforzare l’impegno consapevole che mai più accada o si rinnovi il peggio delle vicende umane. Questo sì è un risultato!
Franco D’Emilio