Sono 12 i Comuni del territorio forlivese interessati dal nuovo riparto regionale destinato ai nidi e ai servizi educativi per la fascia 0-3 anni. Complessivamente, per l’anno educativo 2026/2027, arrivano oltre 1,8 milioni di euro a sostegno di 338 posti, mentre nell’intera provincia di Forlì-Cesena sono previsti anche 56 nuovi posti. A Forlì sono destinati oltre 545.000 euro, con il finanziamento di 102 posti. Gli altri 236 posti interessati dal provvedimento regionale sono distribuiti nei Comuni del comprensorio.
L’intervento punta da un lato a ridurre il costo dei servizi per le famiglie e dall’altro ad ampliare l’offerta, con l’obiettivo di contenere le liste d’attesa. «La Regione interviene su due leve: abbassare o azzerare le rette e aumentare i posti per ridurre le liste d’attesa», spiega la consigliera regionale del Partito Democratico Valentina Ancarani.
Il sostegno alle rette prevede condizioni diverse in base al territorio. Nei Comuni montani e nelle aree interne il nido è gratuito per le famiglie con Isee fino a 40.000 euro; negli altri Comuni le rette vengono ridotte per i nuclei con Isee fino a 26.000 euro.
«Un nido accessibile, soprattutto nei piccoli Comuni, aiuta a conciliare vita e lavoro e sostiene l’occupazione femminile», sottolinea Ancarani. La consigliera ricorda inoltre che l’Emilia-Romagna ha stanziato complessivamente 37,2 milioni di euro e che il 45,9% dei bambini sotto i tre anni frequenta un servizio educativo. Un risultato che ha consentito alla regione di raggiungere con quattro anni di anticipo l’obiettivo europeo fissato per il 2030.
«Questa misura indica la direzione: continuare a investire perché nessuna famiglia debba rinunciare al nido per ragioni economiche», aggiunge Ancarani. La consigliera rivendica infine la centralità dei servizi educativi nelle politiche regionali, richiamandone anche il valore sul piano della crescita e della socialità dei bambini.
«Frequentare il nido e la scuola dell’infanzia è per ogni bambina e ogni bambino un’opportunità di crescita, di benessere e di sviluppo cognitivo, oltre che di socialità», conclude, citando il pedagogista Giancarlo Cerini e il principio dell’educazione come «diritto universale».