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Forlì e Roma, gemellate nella monnezza

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 27 settembre 2026
Forlì e Roma, gemellate nella monnezza

Ci risiamo, ancora una volta. E non ci risiamo solo a Forlì, ma contemporaneamente pure a Roma, a conferma quanto “mal comune mezzo gaudio”. Mal comune sono il rusco forlivese e la monnezza romana, mezzo gaudio è la comune sorte delle due città a tapparsi il naso e rassegnarsi alla mancata o scarsa raccolta dei rifiuti.

In entrambe le città non resta, ormai, che custodire gelosamente la spazzatura di casa nella speranza, certo non malriposta, che essa possa diventare reperto di futuro interesse archeologico: nel caso forlivese, magari, preziosamente utile a corredare tra qualche secolo la rinnovata candidatura a capitale italiana della cultura.

E, poi, veramente a fagiolo le coincidenze. Venerdì mattina, proprio mentre ero assorto nella contemplazione dell’ennesimo “colle” di rifiuti capitolini ad un incrocio verso le mura vaticane, ho cominciato, guarda caso, a ricevere da Forlì un rosario di telefonate, tutte di protesta, nuovamente, contro l’inefficiente raccolta dei rifiuti da parte di Alea, l’apposita azienda di servizio. Un rosario giustamente incazzato e litanevole.

Scusate l’uso del secondo aggettivo, tanto arcaico e dotto, ma l’intento di questa ricercatezza lessicale è duplice: mitigare l’esasperazione di palle degli utenti forlivesi di Alea ed elevare un po’ il tono, soprattutto l’olfatto al di sopra del maleodorante oggetto del contendere ovvero la spazzatura. Le telefonate tutte dal centro storico di Forlì, in particolare dalla vasta area, pure comprensiva della nuova scuola “Piero Maroncelli”. Che sfregio per il rinnovato, moderno istituto scolastico!

Solo da pochi giorni inaugurato, quale “sfolgorante cittadella scolastica e innovativa comunità hi-tech”, così, infatti, nelle parole dell’amministrazione comunale, e già omaggiato dal circostante, vergognoso disservizio di Alea. In tutta la zona attorno salta spesso il ritiro dei rifiuti, ultima volta quello tra giovedì e venerdì scorsi: i cittadini chiedono ragione del pessimo servizio, ma Alea elude ogni domanda, temporeggia, dà risposte vaghe, promette che farà meglio e riparerà al peggio, con la stessa buona fede di uno spergiuro.

Semplicemente strafottente e cinica può definirsi la condotta di Alea verso i propri utenti, considerati nulla di più di “gallinelle dalle uova d’oro”, costrette, ignorate e inascoltate, a pagare una tassa rifiuti, davvero esosa a fronte di un servizio, scusate il bon ton del francesismo, che fa soltanto cagare. Sul disservizio del rusco forlivese ho cercato qualche gola profonda del sindacato e della stessa Alea, apprendendo così come l’azienda di raccolta stia registrando una persistente e sempre più grave carenza di personale della raccolta.

Numerosi addetti si sono licenziati e ancora si licenzieranno: condizioni e turni di lavoro pesanti; scarsa sicurezza operativa e limitata tutela della salute dei lavoratori; frequente cumulo nella stessa persona del lavoro di conducente di mezzo con quello di vuotatore dei bidoni; atteggiamento ritorsivo di Alea contro ogni critica e contestazione, sindacale e no.

Per far fronte ad una raccolta, minimamente decorosa, dei rifiuti si ricorre frequentemente alla disponibilità per prestazioni lavorative straordinarie, perlopiù con una retribuzione non soddisfacente. Questa situazione è difficile, sicuramente si aggraverà prossimamente, creando ai forlivesi ulteriore, inammissibile disagio.

Concludo, tornando là dove, tuttora, il dente duole. Forlì capitale italiana della cultura? No, assolutamente no, giusto che sia andata a buca! Ne riparleremo quando Forlì saprà rendere puliti, lindi, quindi accoglienti tutti i suoi spazi, le sue case, insomma tutti i suoi luoghi perché degnamente accolgano e muovano i pensieri, le idee, i sogni di tutti i forlivesi.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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