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Predappio non si rinomina: la storia non si nasconde sotto il tappeto

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 10 ottobre 2026
Predappio non si rinomina: la storia non si nasconde sotto il tappeto

L’etimologia del termine imbecille è dal latino imbecillis o imbecillus, nel quale il prefisso privativo in s’unisce a bacillum, diminutivo del sostantivo baculum (bastone). In senso letterale imbecille è la persona “senza bastone” ovvero malferma, debole a reggersi senza l’ausilio di un bastone. In senso lato, il termine imbecille si estende alla sfera mentale, intellettuale per designare una persona stolta, senza buon senso, come ironicamente sottolineato anche dal diminutivo del sostantivo latino.

Ormai, imbecille è prevalentemente la definizione di chi stupido, emerito bischeraccio che parla e sproloquia a vanvera. Questa premessa indispensabile per inquadrare un conduttore televisivo, insuperabilmente imbecille nella misura modestissima della sua pochezza culturale e intellettuale: comunque, uno dei tanti che animano le gazzarre di talk show televisivi per una platea di pari spettatori imbecilli. Non ne ricordo il nome, neppure la faccia e la voce, entrambe insolenti, tanta è la mia considerazione della sua persona, appena quella di un chewing gum, in strada finitomi appiccicato sotto una scarpa.

Ricordo, però, l’ultima delle sue sempre colossali baggianate, diciamola pure ineguagliabile cazzata: cambiare il nome a Predappio, paese natale di Benito Mussolini, perché il capoluogo della Valle del Rabbi non sia più associato al luogo di sepoltura del dittatore, protagonista del Ventennio. Proposta mentecatta che offende il valore della memoria storica, emergendo dal fango vischioso e lercio della provocazione no sense, forse addebitabile ad un eccesso di pratica onanistica dello stesso proponente.

A quale mai interesse, convenienza o opportunità può corrispondere il cambiamento o l’abolizione del nome Predappio per dimenticare, rimuovere il Duce e il Fascismo? Anzi, ancora di più, cosa mai sarebbe e chi mai la visiterebbe, se Predappio mutasse nome per seppellire il passato da cui proviene? Predappio resta luogo natale e di sepoltura di Mussolini, sicuramente discusso leader e capo di governo, ma storicamente riconosciuto traghettatore dell’Italia dal sistema liberale tardo ottocentesco a quello novecentesco, incontestabilmente innovatore sul piano economico e sociale, culturale e comunicativo.

L’insana proposta di cambiare o abolire il nome Predappio, così come nella bischerata del conduttore televisivo, notoriamente collocato nell’area riformista della sinistra, asseconda soltanto uno sfacciato negazionismo o revisionismo del Fascismo nel paese dove tutto ebbe origine. Negazionismo o revisionismo ad opera e nella soddisfazione sia dell’antifascismo anacronistico della sinistra e delle sue forze collaborazioniste sia di certa destra pavida, non esclusa quella di Predappio, protagonista di un’equivoca politica prona, ruffiana e cerchiobottista, anch’essa lesta a dimenticare, a rinnegare le proprie radici con altrettanto negazionismo o revisionismo.

Nella cazzata propositiva dell’imbecille, perché minimo, anchorman le acque negazioniste o revisioniste antifasciste si confondono, s’inciuciano con quelle della destra, nel gorgo comune e ambiguo del moderatismo. Cosa mai accadrebbe se Predappio mutasse nome? Certo, nel paese non si ricorderebbero più la nascita e la morte di Mussolini, non si celebrerebbe più l’anniversario della fatidica Marcia su Roma, quindi moltissimi turisti in meno perché non ha mai senso visitare la Predappio Nuova, razionalista e monumentale, senza andare alla casa natale e alla cripta cimiteriale dell’artefice di tanto prezioso, predappiese “museo a cielo aperto”.

In compenso, resterà in piedi la bugiarda celebrazione della liberazione di Predappio alla falsa data del 28 ottobre, ad opera di partigiani, sopraggiunti a cose fatte dai soldati polacchi il giorno precedente. Altrettanto, come la tela senza fine di Penelope, continueranno i lavori interminabili della ex Casa del Fascio tra il fare e il disfare di geniali restauratori, tra lungaggini burocratiche e sempre possibili beghe giudiziarie, soprattutto nell’ignoranza permanente di non sapere sino all’ultimo a quale fine mai utilizzare l’edificio fascista, se finalmente recuperato.

Eppure, fateci caso, all’immane cazzata di cambiare nome a Predappio nessuno, né da sinistra né da destra, ha replicato, solamente un silenzioso, sospetto far spallucce. Nessuno s’illuda, nemmeno dopo la baggianata sparata dall’imbecille di turno. Predappio non cambierà mai nome e resterà il paese natale di Benito Mussolini, fondatore del Fascismo. I predappiesi resteranno orgogliosamente concittadini del Duce e la storia del paese non sarà rimossa o nascosta come polvere sotto il tappeto. Disperdere la memoria di una comunità è cosa deprecabile che offende la coscienza, l’identità e l’onestà culturale: lasciamola a qualche pagliaccio del circo mediatico.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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