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Ex casa del fascio di Predappio, Sauro Turroni contro il museo sull’arte del Ventennio

Di Staff 4live Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 13 ottobre 2026
Ex casa del fascio di Predappio, Sauro Turroni contro il museo sull’arte del Ventennio

Torna al centro del dibattito la destinazione dell’ex casa del fascio di Predappio, e a intervenire con una nota è oggi Sauro Turroni, già parlamentare dei Verdi, che alla questione si dedicò in prima persona nel corso della sua attività in Parlamento. Turroni afferma di aver sempre ritenuto che Predappio non dovesse trasformarsi sempre più in meta di turismo nostalgico, e che andassero evitate le manifestazioni che si ripetono in occasione delle varie ricorrenze, in passato contrastate da altrettante iniziative antifasciste.

Per questo, da parlamentare, presentò una proposta di legge, predisposta con il supporto dell’Istituto per i Beni Culturali della Regione e cofirmata da Vittorio Emiliani, con l’obiettivo di valorizzare il territorio predappiese e sottrarlo al turismo delle camicie nere. Con il passare degli anni, ricorda l’ex parlamentare, il quadro è mutato: tranne alcuni casi, le manifestazioni nostalgiche hanno perso le originarie caratteristiche di provocatoria celebrazione del regime, mentre si sono sviluppati commerci discutibili di gagliardetti, labari e busti, i ristoranti hanno fatto affari e alcuni sindaci, prima di perdere il Comune, hanno tenuto comportamenti ambigui che strizzavano l’occhio ai revisionismi.

Turroni cita anche i progetti presentati con grande enfasi a Roma, nella sede della stampa estera, per restaurare l’ex casa del fascio e farne un centro studi sui totalitarismi del Novecento. Un’iniziativa che, sottolinea, arrivava mentre a Monaco di Baviera, nel 2015, veniva inaugurato un grande centro di documentazione sul nazionalsocialismo, dotato di museo, che ricostruisce origini e storia del nazismo senza alcuna indulgenza nemmeno verso la città che lo ospita, ricordandone responsabilità, crimini e atrocità e offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere le vicende che hanno portato distruzione e morte a milioni di persone.

Quale luogo migliore di Predappio, si chiede Turroni, per un museo dei crimini fascisti che facesse i conti con la storia e fosse un monito per chi ancora oggi racconta una montagna di falsità sulla peggiore dittatura europea del secolo, a cui si ispirò perfino Hitler? Ma non ci fu niente da fare: secondo l’ex parlamentare si pensava a un museo con l’occhio rivolto ai treni che arrivavano in orario.

L’esponente dei Verdi ripercorre poi l’iter della sua proposta di legge. Nella XIII legislatura fu trasformata in emendamento a un progetto di legge che riguardava altri due luoghi: Sotto il Monte, paese natale di Papa Giovanni XXIII, su proposta dei leghisti, e la città di Padre Pio, su proposta di esponenti di Forza Italia, con uno stanziamento di 20 miliardi per ciascun luogo. Si sarebbe potuta realizzare, afferma, un’opera importante per raccontare venti anni tragici fatti di violenze, omicidi, leggi razziali, guerre e stragi. A opporsi, ricorda Turroni, furono parlamentari del Pds, oggi Pd, che a suo giudizio si dimostrarono incapaci di visione e di progetto.

Poiché il tema riguarda vicende drammatiche e luoghi simbolici della storia del Paese, la proposta fu riportata in Parlamento nella XIV legislatura. Al Senato arrivò in Commissione, dove il relatore e il presidente si dichiararono favorevoli, ma ancora una volta, sostiene Turroni, la “scure della sinistra”, attraverso i suoi autorevoli rappresentanti, ne impedì la prosecuzione: le motivazioni erano solide e convincenti, ma nulla poterono contro la preclusione ideologica.

Oggi, con la strada del museo di taglio nostalgico apparentemente interrotta, si riapre la questione da un altro punto di vista: realizzare nella ex casa del fascio di Predappio un museo che raccolga le opere d’arte del periodo. Per Turroni l’obiettivo resterebbe lo stesso, cioè mostrare che in quei venti anni si fecero anche cose buone, con il “miserevole intento” di cancellare il giudizio che la storia ha dato di quel drammatico periodo. A confermarlo in questa lettura, conclude, è la scelta di utilizzare un luogo ormai iconico come Predappio e un edificio simbolo dell’epoca come la ex casa del fascio.

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