Tre premi, quattro menzioni e oltre 600 artisti da 25 Paesi. Si chiude così, alla Fabbrica delle Candele di Forlì, l’undicesima edizione di Ibrida Festival delle Arti Intermediali, la manifestazione curata da Vertov Project che anche quest’anno ha portato in città opere e artisti legati alla sperimentazione tra immagini, tecnologia e linguaggi contemporanei.
A conquistare l’Ibrida Prize Internazionale è stato An Akoon di Jawad Jabado, opera che affronta il rapporto tra maternità, Madre Terra e appropriazione dei territori. La giuria ha evidenziato in particolare la forza del linguaggio visivo e la scelta di mantenere aperto il confronto sulla guerra in corso in Palestina e Libano.
L’Ibrida Prize Italia è andato invece a Breve storia del non-arrivo di Mattia Biondi. Poche immagini di repertorio diventano una riflessione sul tempo, sull’attesa e sull’azione sospesa, tra dimensione filosofica e interrogativi sul senso dell’esistenza.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il premio Ibrida Prize AI Video Art è stato assegnato a The Prayer Needle di Wei Luo. La giuria ha premiato la capacità dell’artista di utilizzare le immagini generate dall’AI senza rinunciare a una precisa identità estetica e a una visione autoriale.
Quattro, invece, le menzioni speciali. Una è andata a POLYPHEM di Ilaria Di Carlo, per la capacità di trasformare il paesaggio in una riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente. Riconoscimento anche a summer school di Josh Weissbach, apprezzato per il dialogo tra memoria, territorio, comunità locali e pellicola analogica.
Le ultime due menzioni sono state assegnate a Hansel and Gretel Get Kicked Out di MilleFeuille, per la rappresentazione della realtà come un teatro dell’assurdo sospeso tra consumismo, anarchia e controllo, e a Under the Iron of the Moon di Igor Imhoff, per un uso dell’intelligenza artificiale filtrato attraverso un linguaggio analogico e pittorico, dedicato ai temi della morte e della fragilità degli esseri viventi.
L’undicesima edizione si è distinta anche per una presenza ancora più marcata della dimensione performativa e per il respiro internazionale. A Forlì sono arrivati artisti da Canada, Norvegia, Spagna, Inghilterra, Russia, Svizzera, Francia e Austria. «È stata un’edizione di straordinaria intensità» commentano i direttori artistici Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, sottolineando il ruolo di Ibrida come spazio di confronto e di ricerca che va oltre i giorni del festival.
E i numeri confermano la dimensione raggiunta dalla manifestazione: oltre 600 artisti provenienti da 25 Paesi hanno inviato le proprie opere per partecipare alla selezione. Archiviata l’undicesima edizione, per Ibrida è già tempo di guardare alla prossima, con l’ambizione di continuare a fare di Forlì un punto di riferimento per la ricerca e la sperimentazione nelle arti multimediali.