A oltre tre anni dall’alluvione del maggio 2023, il Parco urbano di Forlì porta ancora i segni di quella devastazione. Recinzioni danneggiate, alberi abbattuti e aree che non hanno ancora recuperato la loro piena funzionalità alimentano le preoccupazioni sul futuro di quello che è considerato uno dei principali polmoni verdi della città.
A riaccendere i riflettori sulla situazione è Raffaele Acri, consigliere del Comitato di quartiere Resistenza, che segnala come l’area continui a convivere con le conseguenze dell’esondazione del Montone. «Resta una ferita ed un doloroso souvenir – osserva Acri – che non consente di dimenticare il disastroso evento» esprimendo il timore che il parco possa non tornare più alle condizioni precedenti all’alluvione.
Tra gli elementi che, secondo il rappresentante del quartiere, restituiscono ancora oggi l’immagine di un intervento incompleto ci sono anche gli alberi caduti durante l’emergenza, alcuni dei quali avrebbero contribuito a danneggiare la recinzione dell’area. «Nessuno raccoglie gli alberi che cadendo hanno devastato la recinzione del parco, che ormai non ha più ingressi ma solo scorciatoie» lamenta Acri.
La situazione, secondo la segnalazione, sarebbe resa più complessa dalla sovrapposizione delle competenze tra i diversi enti coinvolti nella gestione dell’area del parco e del fiume. Regione, Provincia e Comune hanno infatti competenze differenti sugli interventi necessari dopo l’alluvione e proprio questa frammentazione, secondo Acri, rischierebbe di trasformare la questione in un terreno di confronto politico anziché favorire una soluzione condivisa.
Acri richiama anche le attività ancora in corso nell’alveo del Montone, comprese quelle legate alla ricerca di eventuali ordigni bellici, e gli interventi effettuati dal Comune sulla vegetazione che interessa via D’Anzani. Resta invece, nella sua ricostruzione, il nodo degli alberi abbattuti all’interno dell’area e dei danni alla recinzione: «Il danno fatto dalla caduta chi lo ripaga? La Regione o la Provincia?».
Da qui l’appello a superare lo scaricabarile tra gli Enti e a mettere attorno a un tavolo tecnici e responsabili delle diverse amministrazioni. L’obiettivo, secondo il consigliere del Comitato di quartiere Resistenza, dovrebbe essere quello di individuare una soluzione unitaria e accelerare il pieno recupero del parco.
«Perché non si riuniscono i vari tecnici ed addetti per trovare una soluzione unitaria invece di lasciare che i vari consiglieri continuino ad additare?» è la domanda conclusiva di Acri, che affida a una battuta il suo auspicio per il futuro: «Attendiamo l’estate 2027».