statistiche siti
sabato 25 luglio 2026
Logo
Sarò Franco

Fare di ogni Casa un Fascio?

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 25 luglio 2026
Fare di ogni Casa un Fascio?

Solitamente, in senso lato, non conviene mai fare di ogni erba un fascio, mettendo insieme elementi, magari pure affini o simili tra loro, ma ciascuno con proprie caratteristiche esclusive, distintive. Così, in senso stretto, nell’attualità forlivese di questi giorni non è opportuno credere che si possa fare un Fascio di ogni Casa, costruita nella Romagna forlivese, quale sede locale del Partito Nazionale Fascista durante il famigerato Ventennio.

Numerose ex Case del Fascio, sopravvissute alla furia devastatrice dei vincitori, sono di particolare valore architettonico e monumentale, per questo sono state e sono tuttora ampiamente recuperate per nuove finalità d’uso pubblico, sempre rigorosamente rispettose dei vincoli di tutela culturale, imposti a questi stessi edifici storici. Sono, infatti, pregevoli costruzioni di variabile espressione stilistica, dal classicismo al razionalismo, spesso riecheggianti motivi rinascimentali e frequentemente progettate da architetti di grande caratura, quali Alberto Libera, Giuseppe Terragni, Marcello Piacentini, giusto per fare qualche nome.

Invece, altre Case del Fascio, soprattutto edificate in centri minori e, dunque, di ridotta evidenza, anche perché prive di un valore culturale intrinseco, ovvero architettonico e artistico, sono state e restano, ancora oggi, più anonime, defilate. Intendiamoci, tutte le ex Case del Fascio sono memoria storica, ma solamente in una parte significativa di esse il valore culturale risulta duplice poiché la loro memoria storica appare arricchita dal pregio architettonico e artistico realizzativo.

Così, l’ex Casa del Fascio di Predappio, realizzata tra il 1934 e il ‘37 in prevalente stile razionalista su progetto dell’ing. Arnaldo Fuzzi e, fra l’altro, eretta nel paese natale di Benito Mussolini entro il contesto generale dell’innovativa “città di fondazione” di Predappio Nuova, risulta duplice memoria di tanta iconicità simbolica e storico-amministrativa del Fascismo. Al contrario, l’anonima, scialba ex Casa del Fascio di Carpinello, frazione del Comune di Forlì verso Cervia, resta a sola memoria della trascorsa attività e propaganda locale del partito fascista, poi soppiantata da quella degli occupanti della defunta Casa del Popolo e, poi, del Circolo ARCI.

Da questo confronto appare evidente la sproporzione del recupero della memoria storica dei due edifici fascisti: ampio, particolare e di grande peso culturale, persino vincolato, a Predappio; minimo, libero da vincoli quello di Carpinello. Unico punto in comune la possibilità di recuperare spazi e volumi del Ventennio a finalità sociali pubbliche: solo integralmente nel caso della Casa del Fascio di Predappio; anche soltanto parzialmente, invece, nel caso dell’omonima Casa di Carpinello.

Tra gli interventi, in questi giorni succedutisi sul salvataggio della ex Casa del Fascio di Carpinello, pure considerando il fallimento a tutt’oggi di ogni tentativo di alienazione, vendita dell’ex bene fascista, ho letto e trovato più equilibrate, realistiche e fattive le parole di Massimo Zoli, ex consigliere comunale a Forlì ed ex esponente di comitato di quartiere. “Prima di muovere le ruspe si discuta” l’appello di Zoli che così si oppone alla tentazione di stampo leghista dell’assessore forlivese Vittorio Cicognani di emulare Salvini e farsi ruspista per radere al suolo l’ex Casa del Fascio di Carpinello, lasciando spazio, ideona delle idee, ad un esteso, squallido, desolato parcheggio.

La proposta dell’ex consigliere Zoli media efficacemente tra l’incauto e miope far tabula rasa dell’assessore forlivese e la richiesta, tanto diffusa tra i residenti di Carpinello, che almeno parte della locale ex Casa del Fascio sia destinata al fine pubblico di servizi, utili alla comunità, quali un ambulatorio medico e spazi culturali, associativi. In tal modo, della ex Casa del Fascio di Carpinello Zoli propone di salvare il corpo principale su due piani, sacrificando, invece, la parte posteriore del bocciodromo, destinandola ad area di parcheggio, utile alle vicine unità abitative.

Sarebbero così evitati l’ulteriore impoverimento, la progressiva desertificazione della socialità e dell’assistenza nella frazione di Carpinello; sarebbe altresì assicurata la riqualificazione di un’area, altrimenti destinata a ulteriori tempi di abbandono; sarebbe finalmente attuata la bonifica da materiali d’amianto, presenti in zona. Infine, sarebbe salvata la testimonianza materiale di un edificio, comunque memoria storica innegabile del trascorso fascista di Carpinello.

 Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

Newsletter 4live

Rimani aggiornato con le ultime notizie da Forlì e provincia.

Articoli correlati