Partecipai, un quarto di secolo fa, a un esperimento, promosso da un professore visionario da poco scomparso, Mario Cavriani: restituire alla collettività di Fratta Polesine – un gioiello architettonico incastonato in un ambiente ancora miracolosamente intonso – la memoria di un famoso arresto di carbonari. Cavriani promosse studi molto seri e vi affiancò un’occasione performativa: la rievocazione in costume, sceneggiata, nel luogo dell’arresto – la splendida villa Grimani Molin, ora Avezzù Pignatelli – dell’evento, avvenuto durante il pranzo dell’11 novembre 1818. Spostò l’occasione all’ora di cena e, in un salone imponente, ne allestì una replica di fronte a un pubblico convenuto (anche) per mangiare. Fu un successo, da allora ripetuto ogni anno.
Sono stato invitato, a distanza di un quarto di secolo. Le iniziative sulla Carboneria oggi si sviluppano lungo un paio di mesi. Il programma è molto ricco. Sono stati attivati contatti internazionali con Lubiana e Brno (sede dello Spielberg) per recuperare la memoria dei prigionieri e delle vittime, rese immortali da Silvio Pellico. A Fratta, dal 1867, sorge un piccolo, precoce monumento alla Carboneria: uno dei primi e dei pochi.
La rappresentazione e la cena restituiscono il fasto dell’epoca. Le amministrazioni comunali avvicendatesi nel tempo hanno mantenuto interesse e sostegno. Insomma, un caso virtuoso da inserire in una geografia dei luoghi del Risorgimento. Poi gli appassionati possono fare due passi, e andare alla palladiana villa Badoer, al Museo archeologico e a quello di Casa Matteotti. Vale il viaggio.
Roberto Balzani