«Durazzanino, frazione di Forlì, avrebbe ormai superato la soglia di ciò che un territorio può sopportare». È la posizione espressa ieri dal Comitato del Basso Forese, che a nome di una parte dei residenti chiede all’Amministrazione comunale e a tutti gli enti competenti risposte immediate e chiare sugli impianti energetici concentrati, o in arrivo, nell’area di via Oraziana. Secondo il comitato, i cittadini si sentono ostaggio di decisioni calate dall’alto, che a loro giudizio mettono in discussione salute, sicurezza e buon senso, e il tutto sarebbe avvenuto nel silenzio delle istituzioni.
Il primo elemento di preoccupazione è l’impianto di biometano già operativo in via Oraziana, con una capacità produttiva di circa 500 metri cubi di gas all’ora. Il comitato lo descrive con un paragone, come una bombola di gas grande quanto due appartamenti. L’impianto sorge a ridosso di una comunità alloggio che ospita anziani, persone fragili che, sottolineano i residenti, sarebbero le meno in grado di difendersi in caso di emergenza.
Sullo stesso terreno agricolo incombe poi il progetto di un grande impianto di accumulo elettrochimico, il cosiddetto BESS. Il comitato segnala inoltre altri due possibili impianti dello stesso tipo a poca distanza, nelle zone di Malmissole e Poggio. Per i portavoce, esporre cittadini e comunità al rischio di incendio, esplosione ed esalazioni tossiche non può essere chiamato transizione energetica, ma è semplice irresponsabilità, e si chiedono se sia davvero questa l’idea di transizione energetica delle istituzioni.
A far salire ulteriormente la tensione sono i cartelli di cantiere comparsi nei giorni scorsi in prossimità dell’area dell’ex campo nomadi, la stessa usata per lo stoccaggio dei fanghi dell’alluvione del 2023. Le indicazioni parlano di “indagini preliminari per la stazione di conversione Terna Forlì“, e per il comitato si tratta dell’ennesimo schiaffo alla frazione.
“Durazzanino non è una discarica“, ribadiscono, ricordando che nella frazione vivono famiglie, bambini, anziani e lavoratori che chiedono tutela, sicurezza e rispetto. Il Comitato del Basso Forese conclude chiedendo che il silenzio finisca, perché la salute dei cittadini e la tutela del territorio, affermano, non sono negoziabili.
Il Comitato del Basso Forese si dissocia fermamente dall’imbrattamento dei cartelli di cantiere avvenuto nelle scorse ore. Ribadiamo il nostro impegno per un confronto rispettoso dei beni comuni. Siamo pronti a collaborare con chiunque abbia gli stessi nostri obiettivi che intendiamo perseguire legalmente. Ribadiamo il nostro impegno per un confronto rispettoso, condannando ogni atto vandalico che non ci rappresenta.