Il Comitato del Basso Forese lancia l’allarme sul consumo di suolo nel territorio forlivese, richiamando i dati dell’edizione 2026 del Rapporto curato da ISPRA e SNPA, pubblicato pochi giorni fa. Secondo il rapporto, l’Emilia-Romagna si conferma ai vertici nazionali per cementificazione: oltre il 9% del territorio regionale è ormai artificializzato, pari a 200.912 ettari, con una velocità di consumo netto di 1,28 ettari al giorno nell’ultimo anno. Tra il 2006 e il 2024 la regione ha perso 14.204 ettari di suolo, il secondo dato in Italia dopo la Lombardia, che il Comitato definisce “drammatico”.
In questo quadro, il Comune di Forlì conquista un primato poco invidiabile: è la seconda città dell’Emilia-Romagna, dopo Ravenna, e la tredicesima in Italia per consumo di suolo, con 19,99 ettari persi soltanto nel 2025. Per il Comitato del Basso Forese, la situazione simbolo è quella di Durazzanino. Nel solo quartiere, che si estende su circa 200 ettari, se verranno realizzati tutti i progetti infrastrutturali previsti, dal sistema di accumulo di energia BESS alla nuova stazione di conversione Terna, che si sommerebbero all’impianto di biometano “La Bersagliera” e all’attuale stazione elettrica Terna, circa 30 ettari di terreno agricolo, fertile e produttivo, verrebbero cancellati per lasciare spazio a cemento, acciaio e moduli industriali. A questi si aggiungerebbe la possibile installazione, nelle vicine frazioni di Poggio e Malmissole, di altri due impianti BESS, che sottrarrebbero ulteriori 5 ettari circa di suolo agricolo.
Il Comitato precisa di essere consapevole dell’importanza dell’energia e della transizione, ma di fronte a questi numeri e alla progressiva trasformazione della campagna forlivese in una “servitù industriale” chiede con forza alle istituzioni, dal Comune di Forlì alla Regione Emilia-Romagna, di fermarsi e di interrogarsi sulla gestione del territorio. La domanda è se sia davvero questa la strada giusta e, soprattutto, se questa possa dirsi equità territoriale. Per il Comitato è indispensabile un cambio di rotta immediato, che fermi il consumo di suolo agricolo e dia priorità al recupero di aree già impermeabilizzate o dismesse, prima che sia troppo tardi per l’agricoltura locale e per chi la sostiene.