Il coordinamento regionale di Italia Domani – Marco Rizzo interviene con una dura presa di posizione sulla modifica della legge regionale che disciplina l’assegnazione delle case popolari in Emilia-Romagna. In una nota diffusa oggi, il coordinatore regionale Alberto Fontanesi definisce la riforma “follia pura” e sostiene che rischi di penalizzare le famiglie più fragili della regione, quelle che da anni vivono, lavorano e contribuiscono alla vita delle comunità locali.
Il provvedimento, approvato dalla maggioranza di centrosinistra, elimina la storicità della residenza come criterio premiale a livello regionale e, per i cittadini extracomunitari titolari di un permesso di soggiorno di almeno due anni, cancella l’obbligo di presentare un contratto di lavoro per accedere alle graduatorie.
Secondo Italia Domani, rinunciare alla storicità della residenza significa privarsi di uno strumento che valorizzava il radicamento sul territorio, con il rischio che nuclei familiari residenti da decenni e in attesa di un alloggio popolare perdano peso rispetto a chi presenta domanda da meno tempo. Il coordinamento riconosce che i Comuni potranno comunque prevedere criteri legati all’anzianità di residenza, ma si dice scettico: considerato chi governa la maggior parte dei capoluoghi di provincia emiliano-romagnoli, ritiene facile immaginare che le amministrazioni si adegueranno all’indirizzo regionale.
Fontanesi cita il caso di Reggio Emilia, che a suo giudizio ha anticipato proprio il secondo punto della riforma, quello che a loro avviso presenta maggiori criticità, cioè l’abolizione del requisito lavorativo per gli stranieri, come ha dichiarato oggi anche il presidente di Acer, Federico Amico, in un articolo del Resto del Carlino.
Italia Domani sottolinea che le famiglie che lavorano, pagano le tasse e attendono da anni una risposta dalle istituzioni meritano di sapere quali garanzie avranno e come saranno tutelate nelle graduatorie. La casa popolare, ricorda la nota, è una risorsa pubblica e va gestita con equità, trasparenza e attenzione a chi è in difficoltà.
In una regione in cui l’emergenza abitativa pesa su famiglie, giovani coppie, anziani e lavoratori con redditi insufficienti, la priorità dovrebbe essere aumentare gli alloggi disponibili, ridurre le liste d’attesa e adottare criteri che tengano conto di chi ha costruito qui la propria vita. Il timore espresso dal coordinamento è che la riforma finisca per intasare ulteriormente le liste per le case popolari e per gli altri servizi di welfare, facendo ricadere sui residenti il costo dei servizi aggiuntivi di cui potrebbero avere bisogno i possibili nuovi arrivi.