In Romagna il consumo di antibiotici è in netto calo e nel 2025 la spesa è diminuita di oltre un milione di euro rispetto all’anno precedente. I dati, presentati al 13° Congresso nazionale Simpios di Verona dal dottor Carlo Biagetti, direttore delle Malattie Infettive di Rimini e del programma aziendale Spiar contro l’antibiotico-resistenza, mostrano un cambiamento concreto nel territorio dell’Ausl della Romagna.
«Prendi l’antibiotico, male non fa» è una delle frasi più diffuse, ma è sbagliata. Un antibiotico fa sempre un po’ di male: la domanda giusta è se il beneficio che ci aspettiamo sia più grande del danno. Quando serve davvero, come in una polmonite batterica, il vantaggio è evidente. Quando non serve, come in un raffreddore o in un’influenza, resta solo il danno. Ogni antibiotico lascia un segno. Nel nostro intestino vivono miliardi di batteri “buoni”, il microbiota, che aiutano a digerire, a difenderci dalle infezioni e a far funzionare il sistema immunitario. L’antibiotico non distingue i batteri cattivi da quelli utili: li colpisce tutti. Il microbiota si impoverisce e il recupero può richiedere settimane o mesi.
Nel frattempo sopravvivono e si moltiplicano i batteri resistenti, che possono restare nell’organismo a lungo e, in alcune condizioni, provocare infezioni più difficili da curare. Tra gli effetti collaterali più noti c’è la diarrea da Clostridioides difficile, particolarmente pericolosa negli anziani. Studi recenti hanno inoltre evidenziato che l’uso di antibiotici, soprattutto ad ampio spettro, prima di terapie oncologiche avanzate come l’immunoterapia e le CAR-T può ridurre l’efficacia delle cure e la sopravvivenza dei pazienti. Per questo l’antibiotico va utilizzato solo quando è realmente necessario, per il tempo più breve possibile e scegliendo il farmaco più mirato, che risparmia il più possibile i batteri buoni.
Negli ultimi due anni, nel territorio romagnolo, i consumi sono scesi significativamente e oggi si trovano sotto la soglia indicata dalla Regione Emilia-Romagna. Non si tratta solo di “meno” antibiotici, ma di antibiotici “migliori”: sette su dieci sono farmaci di prima scelta, mirati e a basso rischio di generare resistenze. È il risultato migliore della regione. Dietro questi numeri ci sono la formazione continua di medici di famiglia e pediatri e un’app dedicata, consultata quasi 12.000 volte in nove mesi, che fornisce indicazioni rapide su quando l’antibiotico serve e quando no. Il prossimo passo sarà l’introduzione di test rapidi negli ambulatori: un tampone o una goccia di sangue dal dito permetteranno di capire in pochi minuti se un’infezione respiratoria è virale e quindi se l’antibiotico è inutile.
«L’antibiotico non è un antifebbrile né un calmante per le preoccupazioni, del paziente o del medico – spiega Biagetti –. Fa sempre un po’ di male: al nostro microbiota, alla nostra capacità di difenderci, perfino all’efficacia di cure future. Quando il medico decide di non prescriverlo, non ci sta negando una cura: ci sta proteggendo». Cosa può fare ciascuno di noi: non chiedere l’antibiotico per raffreddore, influenza o mal di gola virale; assumerlo solo se prescritto dal medico, alla dose e per i giorni indicati; non utilizzare antibiotici avanzati in casa e non darli ad altri.
L’Ausl della Romagna, attraverso il programma per il rischio infettivo e l’uso responsabile degli antibiotici, dispone già da tempo di un modello organizzativo multidisciplinare che coinvolge infettivologi, infermieri specialisti, microbiologi, farmacisti, medici di direzione e sanità pubblica. L’obiettivo è monitorare e migliorare continuamente l’utilizzo degli antibiotici in ospedale e sul territorio, con particolare attenzione alle infezioni correlate all’assistenza.