Liste d’attesa nella sanità forlivese, la polemica politica si accende oggi tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia. A innescarla sono state le parole della consigliera regionale dem Valentina Ancarani, che ha respinto le prese di posizione dei parlamentari di centrodestra sul tema: «Non accettiamo lezioni, né polemiche, da chi governa il Paese da quattro anni e non ha fatto abbastanza per sostenere la sanità pubblica», ha dichiarato, accusando il centrodestra di scaricare su territori e Regione responsabilità che chiamano in causa il governo, a suo dire strutturalmente impegnato a sottofinanziare il Servizio sanitario nazionale.
Ancarani ha citato l’ultimo Rapporto Gimbe, che stima in 18,8 miliardi di euro i «tagli invisibili» alla sanità pubblica tra il 2023 e il 2026 e in oltre 32 miliardi la forbice attesa per il triennio 2027-2029, ricordando che nel 2024 sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a visite ed esami, per i tempi d’attesa o per ragioni economiche. La consigliera ha richiamato anche l’allarme lanciato a fine luglio dal ministro della Salute Orazio Schillaci, secondo cui senza 5 miliardi aggiuntivi nella prossima legge di bilancio il Servizio sanitario nazionale rischia di «andare a sbattere», e ha chiesto dove sia la voce dei parlamentari di maggioranza su risorse che nelle bozze della manovra non si vedono.
A inizio ottobre, ha aggiunto, la Corte dei Conti ha osservato che gli 1,8 miliardi stanziati tra il 2022 e il 2025 con il decreto sulle liste d’attesa del 2024 non si sono tradotti in un incremento strutturale dell’offerta sanitaria, mentre la carenza di personale resta il nodo irrisolto: «Senza assunzioni non c’è decreto che accorci un’attesa». Ancarani ha concluso che le criticità, nazionali e regionali, non sono mai state nascoste e che il confronto deve partire dai dati, chiedendo ai parlamentari di centrodestra di passare dalle polemiche a un impegno concreto per finanziare la sanità pubblica.
La replica di Alice Buonguerrieri, deputato di Fratelli d’Italia, è arrivata in serata e ha toni durissimi. «Sentire Ancarani dare lezioni al governo sulla sanità pubblica è surreale», afferma l’onorevole, secondo cui il Pd ha governato il Paese per buona parte dell’ultimo decennio, consegnando un servizio sanitario definanziato, la carenza di medici e liste d’attesa fuori controllo.
«Chi ha contribuito a produrre quel disastro oggi vorrebbe salire in cattedra: prima di impartire lezioni agli altri, il Pd dovrebbe avere il coraggio di fare autocritica», sostiene. Buonguerrieri rivendica quindi l’operato dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, a partire dai numeri: il Fondo sanitario nazionale è passato da 125 a quasi 143 miliardi di euro, il livello nominale più alto della storia repubblicana.
Il governo, ricorda, ha anche superato il precedente tetto di spesa per le assunzioni di medici e infermieri, mantenuto per anni anche dagli esecutivi a guida Pd, e ha stanziato risorse stabili per il personale. Sul fronte delle liste d’attesa, la parlamentare elenca la prima piattaforma nazionale per monitorare i tempi delle prestazioni Regione per Regione, il Cup unico che mette in rete pubblico e privato accreditato, le visite anche il sabato e la domenica e la detassazione al 15% delle prestazioni aggiuntive dei sanitari, a cui si aggiungono il divieto di chiusura delle agende e i controlli con sanzioni per i dirigenti inadempienti. «Sono provvedimenti concreti che il Pd preferisce ignorare, perché smentiscono la sua propaganda», dichiara.
Il passaggio più duro riguarda le responsabilità dell’Emilia-Romagna. «Ancarani dimentica un dettaglio fondamentale: è la Regione a organizzare la sanità», afferma Buonguerrieri, ricordando che Cup, agende, programmazione delle assunzioni e gestione delle aziende sanitarie sono competenze regionali, in una Regione governata dal Pd da decenni. Se in Romagna i cittadini aspettano mesi per una visita, sostiene, le risposte vanno chieste anche a Bologna e non soltanto a Roma: «Troppo comodo governare la sanità regionale e poi scaricare ogni responsabilità sul governo nazionale. Il Pd non può continuare a recitare contemporaneamente la parte di chi governa e quella di chi protesta: è un gioco delle tre carte politico che i cittadini non meritano».
La chiusura è un invito diretto alla consigliera dem: «Curarsi deve essere un diritto e non un lusso. Il governo Meloni sta lavorando per questo, mentre la sinistra, dopo anni di tagli e scelte fallimentari, pretende di atteggiarsi a paladina della sanità pubblica. Ancarani risparmi le lezioni e chieda conto al suo partito dei disservizi della sanità regionale. Dopo decenni di governo dell’Emilia-Romagna, continuare a cercare colpevoli altrove non è soltanto ridicolo: è politicamente inaccettabile».