«Un avvio di stagione al ribasso, conti societari non trasparenti e una lunga serie di prescrizioni ambientali e di sicurezza del tutto disattese». È il ritratto dell’aeroporto “Luigi Ridolfi” dipinto dal Tavolo delle Associazioni Ambientaliste (TAAF) e dal Comitato Sorvolati, che intervengono a gamba tesa nel dibattito sulla gestione dello scalo forlivese per denunciarne le criticità storiche e gestionali.
«Nonostante le recenti integrazioni nel sistema regionale e la cancellazione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco, le attese di crescita si sono rivelate un’illusione: in meno di tre mesi il Ridolfi ha registrato un’ulteriore flessione del traffico passeggeri, imponendosi come l’unico scalo dell’Emilia-Romagna a non aver tratto alcun beneficio dalle politiche di sostegno regionali».
Secondo le associazioni, infatti, la recente proposta di cambiare il nome alla struttura per legarla al brand turistico di Ravenna rappresenta soltanto un tentativo in extremis di mascherare la mancanza di una pianificazione reale, senza affrontare i problemi strutturali dell’infrastruttura.
Ripercorrendo la storia dell’impianto, il quadro finanziario tracciato dai comitati appare drammatico. Dai tentativi commerciali degli anni ’60 e ’80 con Itavia, Avianova e Lufthansa, si è passati alla gestione pubblica Seaf negli anni ’90, culminata nel fallimento del 2013 che ha lasciato in eredità ai cittadini forlivesi circa 3 milioni di euro di debiti.
«Dal 2021 la gestione è passata in mano ai privati, ma con perdite stimate in oltre 25 milioni di euro. Un dato che rimane informale poiché la società di gestione FA, contrariamente a quanto annunciato e in violazione degli obblighi di legge, non ha presentato i bilanci a partire dal 2024, precludendo qualsiasi trasparenza sui conti».
A pesare sul futuro dello scalo, secondo il Taaf, è anche la collocazione geografica. Le linee guida dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato indicano infatti una soglia di sovrapposizione tra infrastrutture compresa tra i 100 e i 200 chilometri: il Ridolfi si trova schiacciato nel bacino d’utenza sia di Bologna sia di Rimini, generando un’evidente saturazione di mercato a fronte di un’attrattività turistica e di un bacino d’utenza locale limitati.
Alle perplessità economiche si sommano quelle di natura ambientale e sanitaria. TAAF e Comitato Sorvolati denunciano la totale assenza di tutele per i residenti e l’inerzia delle istituzioni preposte alla salute pubblica. Lo scalo risulta tuttora privo della zonizzazione acustica, delle mappe di vincolo, della valutazione del carico antropico nelle aree protette e del Piano di Emergenza Esterno (PEE) operativo.
«Inoltre, il Masterplan presentato nel 2023 non è mai stato approvato dall’Enac, bloccando di fatto l’avvio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Inadempienze ufficiali, queste, già messe a verbale durante la prima e unica riunione della Commissione aeroportuale nel giugno 2025. Senza un’analisi seria e sistemica dei limiti dell’infrastruttura – concludono gli ambientalisti – qualsiasi nuova idea di rilancio rischia di tradursi nell’ennesimo e annunciato fallimento economico e sociale per il territorio».