Una nuova terapia CAR-T contro alcune forme rare e aggressive di tumore del sangue potrebbe nascere anche a Meldola. È qui, infatti, che l’Irccs Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” sarà coinvolto nello sviluppo della prima CAR-T italiana destinata alla cura della leucemia linfoblastica acuta T e dei linfomi periferici a cellule T recidivati o refrattari.
Il progetto si chiama CARtoALL ed è stato finanziato da AIFA nell’ambito del Bando 2025 dedicato alle malattie rare. Lo studio, della durata di quattro anni, coinvolgerà l’Università di Pisa, l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, l’Università di Bologna e l’Irst di Meldola, mettendo insieme competenze di ematologia, terapia cellulare, immunologia, biologia molecolare e ricerca traslazionale.
Il ruolo dell’istituto meldolese sarà particolarmente rilevante. Proprio nei laboratori dell’Irst, il gruppo “Adoptive CAR T cell platform”, coordinato da Massimiliano Mazza e composto anche da Anna De Lucia e Fabio Nicolini, ha sviluppato una nuova CAR-T diretta contro TRBC1, una proteina presente sulle cellule tumorali in circa il 40% delle neoplasie a cellule T.
La strategia punta a risolvere uno dei principali problemi che hanno finora ostacolato l’utilizzo delle CAR-T nei tumori T: riuscire a eliminare le cellule malate senza compromettere completamente il sistema immunitario del paziente. Il bersaglio TRBC1 consente infatti di colpire le cellule tumorali preservando una parte significativa delle normali cellule T.
I risultati ottenuti finora nella fase preclinica sono considerati particolarmente promettenti. Nei modelli sperimentali, sia in vitro sia in vivo, la CAR-T denominata CAR-T-One ha mostrato una significativa attività antitumorale, con remissioni complete e durature e un profilo di sicurezza favorevole.
«I risultati ottenuti nei modelli sperimentali in vitro ed in vivo sono estremamente promettenti», sottolinea Massimiliano Mazza, spiegando che questi dati hanno posto le basi per il passaggio alla sperimentazione clinica.
Il finanziamento AIFA permetterà ora di completare la validazione del prodotto cellulare, preparare la documentazione necessaria per l’autorizzazione regolatoria e avviare uno studio clinico di fase 1. I pazienti saranno seguiti a Pisa, mentre la produzione delle cellule CAR-T avverrà nella Cell Factory dell’Irst di Meldola.
Il progetto è coordinato da Sara Galimberti, professoressa ordinaria di Ematologia all’Università di Pisa e direttrice dell’Unità operativa di Ematologia dell’AOUP. Per l’Università di Bologna il responsabile è il professor Giovanni Martinelli, mentre per l’Irst il riferimento è Massimiliano Mazza.
«Questo finanziamento rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto negli ultimi anni», afferma Galimberti, sottolineando l’obiettivo di sviluppare una CAR-T interamente accademica e prodotta nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.
Per l’Irst, il progetto coinvolgerà anche i responsabili clinici Gerardo Musuraca e Laura Ridolfi, oltre a Massimiliano Petrini, coordinatore dell’Immuno-Gene Therapy Factory dove saranno prodotte le cellule CAR-T.
A sottolineare il valore strategico dell’iniziativa è anche Antonino Musolino, direttore scientifico facente funzioni dell’Irccs-Irst “Dino Amadori” e professore associato di Oncologia medica all’Università di Bologna. Secondo Musolino, CARtoALL rappresenta un investimento importante per il sistema sanitario italiano perché può rafforzare le competenze nazionali nello sviluppo delle CAR-T accademiche e aprire nuove prospettive per pazienti affetti da tumori ematologici rari.
Le due patologie interessate dal progetto sono particolarmente difficili da trattare. Si tratta di tumori determinati dalla crescita anomala e incontrollata dei linfociti T, cellule del sistema immunitario. Nei pazienti nei quali la malattia torna dopo i trattamenti convenzionali o dopo un trapianto allogenico, le possibilità terapeutiche sono ancora molto limitate e la prognosi rimane sfavorevole.
Il progetto CARtoALL rappresenta quindi il passaggio dalla ricerca condotta nei laboratori dell’Irst alla sperimentazione sull’uomo: una prospettiva che mette Meldola al centro di una delle frontiere più avanzate della ricerca italiana sulle terapie cellulari contro i tumori.