Sabato 20 giugno alle ore 20,00 la suggestiva terrazza della Rocca di Bertinoro si trasformerà in uno spazio scenico inedito e vibrante per ospitare “Teatro da mangiare?”, lo storico e pluripremiato lavoro della compagnia emiliana Teatro delle Ariette. In scena Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini daranno vita a una performance unica nel suo genere, capace di ridefinire radicalmente il rapporto tra arte e spettatore. In questo contesto, il pubblico smette infatti di essere un semplice osservatore passivo per diventare parte integrante e pulsante della rappresentazione: i commensali, accomodati attorno a una grande tavola, si trasformano a turno in interlocutori, comparse e coprotagonisti, dissolvendo gioiosamente ogni confine tra palcoscenico e platea.
L’evento si inserisce in un quadro celebrativo di eccezionale rilievo: lo spettacolo fa parte della programmazione promossa dal Comune di Bertinoro in occasione del 100° anniversario della storica Festa dell’Ospitalità. Al contempo, la serata è inserita nel cartellone dell’undicesima edizione di Entroterre Festival, il format festivaliero estivo diffuso che attraversa Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, ideato e organizzato da Fondazione Entroterre, ente del terzo settore bolognese presieduto da Claudio Borgianni. Abbattendo la quarta parete, la pièce coinvolge l’interezza dei sensi in un’esperienza teatrale totale in cui azioni, emozioni, dialoghi e sapori si intrecciano in un tourbillon destinato a lasciare un’impronta indelebile negli spettatori-attori.
«Al Teatro da mangiare? si mangia davvero – spiegano Berselli e Pasquini nelle note di regia – si mangiano le cose che facciamo dal 1989, da quando è cominciata la nostra vita di contadini. Si mangiano le cose che coltiviamo e trasformiamo nella nostra azienda agricola, che tiriamo fuori dalla nostra terra. Seduti attorno a un tavolo, preparando e consumando un vero pasto, raccontiamo a modo nostro la nostra singolare esperienza di contadini-attori, di vita in campagna e di teatro fatto fuori dai teatri».
Nato a Volterrateatro il 18 luglio 2000, lo spettacolo si è comportato in questi anni come un vero e proprio organismo vivente, crescendo, maturando e arricchendosi dell’esperienza accumulata in oltre 1300 repliche in giro per l’Italia e l’Europa. Come spiegano i due registi e interpreti, nonostante i cambiamenti inevitabili del tempo, la forza contagiosa di questo “autoritratto” e di questa pubblica confessione autobiografica continua a sorprendere per la sua immutata freschezza. Intorno alla tavola condivisa tra attori e spettatori si compie un rito profondamente umano, capace di catapultare i presenti nel cuore del presente, nell’attimo assoluto del «qui e ora», senza alcuna mediazione, restituendo la disarmante e limpida verità delle vite di ciascuno.
L’intera operazione artistica offre una risposta concreta e poetica agli interrogativi cardine sollevati da Roberto De Lellis, curatore della programmazione della Festa dell’Ospitalità, che in sede di conferenza stampa generale aveva lanciato una provocazione profonda: «Siamo ancora capaci di accogliere? Proviamo gioia in questo gesto? Accogliere significa lasciare spazio a forme diverse, a sguardi diversi, a modi diversi di raccontare il mondo. E accettare di cambiare attraverso l’incontro con l’altro». Il teatro interattivo, inclusivo e immersivo delle Ariette traccia una via percorribile proprio in questa direzione, regalando ogni sera esiti unici, intensi momenti di “compassione” e genuine manifestazioni di vicinanza umana.