Da domenica 17 maggio sono a Forlì, trattenendomi sino a sabato prossimo 30 maggio, eppure l’attuale Amministrazione comunale di centrodestra, sempre più incautamente nella mani del sindaco Zattini, sembra avermi accolto, scusate la megalomania se oso pensare che la mia persona meriti tanta attenzione, con tre perle di sciocchezzume, tali da sollecitare la mia penna graffiante e irriverente.
Appena il giorno successivo al mio arrivo, il 18 maggio, ho letto la bella trovata del sindaco Zattini d’inventarsi e festeggiare pro domo sua, insomma a sostegno degli interessi della propria giunta, il primo anniversario del trasferimento a Palazzo Romagnoli di gran parte del patrimonio della Biblioteca Civica “Aurelio Saffi”, considerata l’inagibilità del Palazzo del Merenda. Caspita, che faccia tosta e quale cattivo gusto spacciare per un successone l’ennesimo “fiasco culturale” della propria amministrazione cittadina: appena 50 mila i prestiti nel ’25 a Palazzo Romagnoli rispetto alla media ordinaria tra gli 80 e i 90 mila a Palazzo del Merenda.
Che bluff! Che illusione barocca, anzi no barocchesca fingere un fittizio e pretestuoso primo anniversario, tanto fuori dall’immaginazione, dai pensieri, dalle preoccupazioni dei cittadini forlivesi. Ma il sindaco Zattini cerca visibilità, ben al di sopra della pochezza amministrativa, e s’arrampica sugli specchi con la finzione celebrativa di un inutile anniversario, tacendo ignominiosamente sulle conseguenze dello “stupro” delle finalità d’uso di Palazzo Romagnoli, restaurato per accogliere le collezioni artistiche forlivesi, e interpretando, ancora, il ruolo della scimmietta che non vede, non sente e non parla sull’incertezza, sulla precarietà del recupero sollecito del Palazzo del Merenda.
Non basta. Il sindaco Zattini ha voluto strafare. Addirittura tre giorni di festeggiamento dell’insulso anniversario senza capo né coda, perché erroneamente convinto di poter affondare il dito nella piaga di chi senza motivo, a suo dire, lo critica. Se l’è presa, così, con i detrattori della sua vandalica e avventurosa rovina culturale, tanto per ostentare il vittimismo dell’incompreso “sindaco della provvidenza”, perdendo, però, solo la preziosa occasione di tacere.
Poi, due giorni dopo, il 20 maggio, subito a ruota, come conviene ad ogni buon ciclista, gregario del campione che, ormai, a stento arranca, ecco l’assessore Vittorio Cicognani a strombazzare l’ennesima celebrazione del quartiere razionalista lungo Viale della Libertà, alias “il miglio bianco” nella fervida mente ottusa di qualche baro che imbroglia ad effetto le carte della cultura forlivese. Il bilancio dei milioni di euro spesi, tanta apoteosi dei lavori compiuti, compresi quelli sul nuovo auditorium, ma, di contro, tanta omissione su ritardi e grigiori, in fondo soltanto la solfa di chi sa di doversi far perdonare più di una falla.
Eppure, sono grato all’assessore Cicognani non tanto per il suo ruffiano rendiconto celebrativo quanto piuttosto per avermi divertito sino alla risata con una sua dichiarazione, improntata all’azzardo provincialotto di chi vuole stupire, ma spara solo cazzate: Siamo ripartiti con la riqualificazione di Viale della Libertà, gli champs-élysées forlivesi …. Suvvia, assessore Cicognani, abbia il senso della misura: dove a Forlì gli equivalenti di Place de la Concorde e dell’Arco di Trionfo, tra i quali corrono 1,9 km della celebre via parigina, considerata la più bella al mondo, non certo i poco più 800 metrucci forlivesi, grigi e tristi tra la stazione e piazzale della Vittoria?
Dove a Forlì, assessore Cicognani, lungo lo striminzito Viale della Libertà, i caffè storici, i negozi di lusso, i punti vendita dei famosi brand che animano, invece, la celeberrima avenue parigina? Capisco la sua foga assessorile, ma non confonda la desolazione forlivese di Viale della Libertà con la vitalità e la vivacità della Ville Lumière! Infine, poiché non c’è due senza tre, chiude oggi in bellezza il vicesindaco Vincenzo Bongiorno: Alta velocità. Forlì ha le carte migliori per candidarsi ad essere la stazione Medio Romagna.
Il vicesindaco vende fuffa, getta fumo negli occhi dei forlivesi, confidando che quest’ultimi siano poveri creduloni: l’alta velocità richiede un dovuto e costoso adeguamento del percorso rotabile romagnolo, tanto che sinora treni ad alta velocità procedono sulla linea del nostro territorio molto al di sotto della loro possibile velocità e delle loro prestazioni. Sorride il vicesindaco Bongiorno nella foto a corredo del suo annuncio, fra l’altro con richiamo al prossimo centenario della stazione di Forlì, realizzazione fascista del 1927: quanta imprudenza e quanto fumo per una notizia campata in aria che rischia di confermare quanto solitamente “ride bene chi ride ultimo”!
Franco D’Emilio