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A Gianfranco Brunelli: Bene, bravo, 7+?

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 2 aprile 2026
A Gianfranco Brunelli: Bene, bravo, 7+?

Strano Paese l’Italia che premia persino gli autori di disastrosi insuccessi, capitomboli gambe all’aria, magari dopo mesi e mesi di lunga, ostentata sicumera di avere già la vittoria in tasca, giudicando poco o nulla i propri avversari. Va proprio così: chi sbaglia spesso non risponde mai, neppure in parte, della colpa di aver preso una cantonata, trascinandosi dietro nella rovinosa caduta le aspettative, la fiducia, la dignità di un’intera comunità.

Gianfranco Brunelli, manager con cuore bottegaio della task force per Forlì perennemente “mostraiola” nel Museo del San Domenico e vano curatore del dossier “I Sentieri della Bellezza” per la pretenziosa, spropositata candidatura forlivese a capitale della cultura italiana 2028 sorrideva sornione, certo di tagliare primo il traguardo: invece no, lo ha travolto un colossale fiasco che ha mandato a carte quarantotto l’inconsistente ambizione di Forlì alla regalità nazionale della cultura.

Gianfranco Brunelli ha fatto cilecca, succede, eppure, come Ercolino sempre in piedi, il pupazzo gonfiabile pubblicitario della Galbani negli anni ’60, è restato imperterrito in piedi al suo posto, senza nemmeno il buon gusto di offrire le proprie dimissioni da comitati e sottocomitati di fondazione, cosa che avrebbe certamente onorato il suo savoir-faire. Anzi, imperturbabile, martedì scorso, si è beccato addirittura la celebrazione personale da parte del Consiglio Comunale di Forlì, unanime nel tributargli un ruffiano “Bene, bravo 7+!

Non solo, persino l’attribuzione del Sigillo di Caterina, massima onorificenza della città di Forlì. Sigillo, in questa circostanza, tristemente, ma soprattutto eccessivamente compensativo della magra conclusione nella corsa per la capitale della cultura. Incredibile: Gianfranco Brunelli raro caso di profeta in patria, celebrato ed onorato entro la cinta muraria forlivese, seppur sonoramente bocciato entro i più ampi orizzonti della cultura nazionale.

Perlomeno, a livello provinciale si è addolcito lo smacco: a Forlì e per Forlì Brunelli è ancora qualcuno e qualcosa, diversamente dal poco o nulla, rivelatosi alla prova dei fatti del suo dossier, con la mancata elezione od erezione, scegliete voi, del nostro citadon a capitale culturale. Davvero peccato che nella Sala Spadolini del Ministero della cultura al nostro general manager culturale Brunelli sia mancata la consacrazione nazionale, tale che egli potesse riconoscersi in quel “popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”, fermamente inciso sui quattro lati superiori del romano Colosseo Quadrato o Palazzo della Civiltà Italiana.

Però, anche se in scala ridotta, essere consacrato nella sala consiliare del Comune di Forlì e nella prospettiva di una simbolica marcia trionfale sulla distanza del casalingo “miglio bianco”, riconosciamolo, non è poca cosa, soprattutto non è da tutti, ancor di più se reduci dall’aver fallito con un buco nell’acqua del biondo Tevere. Eppoi, volete mettere l’apoteosi celebrativa forlivese di Gianfranco Brunelli ad “architetto della cultura”, così come riferita dalla cronaca sui giornali!

Lo so, sono malignamente e toscanamente perfido, ma la similitudine dell’architetto mi ha subito richiamato una tradizionale formula invocativa, sino a cambiarla opportunamente in A:.G:.D:.G:.A:.D:.C:.B:. ovvero Alla Gloria del Grande Architetto della Cultura Brunelli. Non solo, chiudendo gli occhi ho immaginato che il soffitto della sala consiliare del Comune di Forlì, in adunanza per tributare tanto omaggio al proprio stratega culturale, fosse decorato da un cielo blu stellato, protettivo di tanti signori con grembiulino, adorno di squadra e compasso. Insomma, un ristretto milieu di pochi che se la cantano e se la suonano, convinti di assolvere chissà mai quale missione.

Ho letto l’intervento di Brunelli, in occasione dell’alto omaggio tributatogli dal Consiglio Comunale di Forlì: stupendamente retorico, citazionista e di circostanza. Brunelliani “Sentieri della Bellezza” per Forlì capitale della cultura segneranno ancora i destini forlivesi? Di cuore mi auguro il contrario, meglio percorrere vie nuove e, in particolare, cambiare architetto.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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