A Forlì in occasione del referendum sulla giustizia il centrodestra ha subito una pesante sconfitta: il suo Si solo con un misero 42,25%, ben oltre 15 punti sotto il 57,75% del No, sostenuto dal centrosinistra. Il centrodestra forlivese ha pagato inevitabilmente sia la mancanza di una solida classe dirigente dei suoi partiti sia lo scotto di un proprio governo cittadino, sinora solo capace di arrancare a stento e con una condotta, personale e d’insieme, molto discutibile, a volte scandalosa e, sin dal suo inizio, addirittura vergognosa occasione di riciclo per vecchi marpioni, pure con precedenti giudiziari, prescritti e non oggetto di assoluzione, come si è fatto credere.
Dunque, a Forlì il referendum sulla giustizia è stato, in realtà, un plebiscito contro Meloni e contro il sindaco Zattini, contro un governo e contro una giunta, entrambi di centrodestra. Il referendum è stato astutamente trasformato in una verifica “a medio termine” del consenso al centrodestra forlivese, sia prima delle politiche del ’27 che prima delle nuove amministrative del ’29: quest’ultime, fra l’altro, con un nuovo candidato, considerata l’incandidabilità dell’attuale primo cittadino.
È un segnale che il centrodestra deve raccogliere e interpretare: sinora ha fatto soltanto acqua; quando ha voluto strafare, come nel caso di Forlì capitale della cultura, ha fatto miseramente cilecca; tanto ha bluffato, finto e tuttora continua a fingere sui risultati conseguiti; si è prestato a dare corda a squallidi, infimi personaggetti di calcolato voltagabbanismo. Ieri, il centrodestra forlivese è stato umiliato, ha rivelato la pochezza della sua classe dirigente, incapace di condurre autonomamente la campagna referendaria sul territorio, perché, perlopiù, usa a non andare oltre l’ossequio, la piaggeria verso il proprio vertice nazionale, confondendo cosi la propaganda con il piatto “tifo” per la propria squadra.
Ancora un brutto risveglio per il sindaco Zattini, destinato a non raccogliere, considerato il poco sinora da lui seminato. Quante le speranze, un tempo suscitate dalla sua persona, e ora vane, perdute nell’ostinazione di fare credere che possa ancora esistere una miserella “Forlì che brilla”. Urge cambiare passo!
Franco D’Emilio