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A Forlì nemmeno un “rondone” per una nuova primavera culturale

Di Franco D'Emilio Leggilo in 4 minuti
Aggiornato: 4 marzo 2026
A Forlì nemmeno un “rondone” per una nuova primavera culturale

In attesa del verdetto finale che concluda la corsa a capitale italiana della cultura 2028, ebbene trapela qualche indiscrezione, taluno primo giudizio, anche parziale, insomma di massima, sui progetti presentati dalle dieci città, finaliste per l’ambito titolo. L’attesa cresce ed è giusto che sia così, soprattutto per le concorrenti che hanno costruito la propria candidatura all’insegna di una proposta originale, provvida, foriera di nuova primavera culturale sul proprio territorio.

Una rondine non fa primavera, però ne segnala certamente l’imminente arrivo e questo vale ancora di più nel caso di un’auspicata nuova stagione della cultura su ogni territorio: importante è la disponibilità dei tetti a garantire un nido a chiunque sappia proporre e realizzare idee. A Forlì sicuramente nessuna rondine, messaggera di nuova fioritura della cultura e del suo patrimonio, quindi bene accolta a costruirsi un nido, ma neppure un rondone, solitamente di minori pretese, al quale risulta sufficiente un buco, una cavità dei muri perché si senta a proprio agio.

Forlì aveva ed ha un rondone, atto a volare alto, attorno e, in particolar modo, dentro le idee innovative, ma l’ha ignorato, tenuto fuori da I Sentieri della Bellezza, progetto della propria candidatura a capitale culturale. Lo so, rischio di giocare banalmente sulle parole, ma se quel rondone dimenticato si chiama Davide Rondoni, forlivese doc e apprezzato poeta, scrittore, giornalista, oltre che solido saggista, drammaturgo, beh, allora, capite bene quanto valore, quanta capacità culturale siano stati sconsideratamente cestinati, anzi gettati alle ortiche dal sommo comitato scientifico, preposto a spremersi le meningi per Forlì capitale.

Vero, “nessuno è profeta in patria”, figuriamoci nella provincialotta Forlì, ostinata a guardare lontano, perdendo di vista quanto a lei vicino, ma cosa più amara è la constatazione come altri, altrove, non si siano affatto lasciata sfuggire l’occasione di un contributo fattivo del mancato profeta Rondoni. Non lo sapevo, l’ho appreso ieri pomeriggio nel salotto romano della Galleria Sordi ad ascoltare immanchevoli “gole profonde” sulla corsa a 10 per la capitale della cultura italiana ’28. Tra i progetti, giudicati di spessore, degni di considerazione, quello di Tarquinia, capofila di una rete di 12 Comuni laziali per complessivi 250 mila abitanti con il progetto “La cultura è volo”, entro il quale si colloca il nostro Rondoni con la proposta di “Lei tra di noi”, progetto letterario ispirato al celebre poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli.

Ma come, Rondoni è forlivese, tu vieni da Forlì e solo ora sai di non sapere questa magagna? Annamo bene!” Mi sono sentito socraticamente un bischeraccio. No, non ne sapevo niente e scoprirlo mi ha deluso, suscitato un insopportabile giramento di zebedei. Non conosco Rondoni di persona, ne sono solo lettore, apprezzandone la voce intellettuale, la scrittura, gli spunti riflessivi; del poeta ho letto “Il bar del tempo”, “Avrebbe amato chiunque” e “Rimbambimenti. Poesie di tipo romagnolo”; del narratore “Gesù, un racconto sempre nuovo”, oltre a “E se brucia anche il cielo”.

Della persona mi risulta simpatico il carattere un po’ ispido, sempre asciutto ed essenziale, lapidario e affilato nelle sue dichiarazioni. Se mi è possibile, nel primo pomeriggio di ogni sabato lo seguo nel programma televisivo Bar Centrale, in onda su Rai1, dove siede saggio protagonista tra le esuberanti Serena Bortone e Rosanna Lambertucci. Adesso, saperlo mancato profeta nella sua città natia, manco preso in considerazione, mi fa tanta stizza entro un personale stato d’animo alla Gino Bartali ovvero che davvero, ormai, a Forlì gl’è tutto sbagliato, gl’è tutto da rifare.

Franco D’Emilio

L'autore

Franco D'Emilio
Franco D'Emilio

Origini toscane, ma forlivese d’adozione dal 1986, per 38 anni funzionario scientifico del Ministero della cultura nel settore degli archivi, biblioteche e dei beni artistici, storici. Curatore di numerose mostre storico-documentarie d’iniziativa pubblica e/o privata. Autore di pubblicazioni prevalentemente sulla storia italiana contemporanea. Collaboratore di testate giornalistiche ed agenzie di stampa, locali o nazionali.

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