Per fortuna stamani la solita buona colazione dall’insuperabile pasticceria “Giolitti” nel cuore di Roma mi ha predisposto l’animo alla sopportazione, certo non all’indulgenza nei confronti di chi ha lanciato il sasso dell’accusa, del sospetto contro un caro amico che stimo per la sua rettitudine, da sempre manifesta. Scorrendo amaramente gli atti giudiziari pervenutimi, ho preso atto che, finalmente, è stata resa giustizia a Flavio Foietta (nella foto) poiché contro di lui giudicato infondato ogni addebito sulla base della lapidaria conclusione “il fatto non sussiste”.
A fine dicembre ’25, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Forlì, confermandola meritevole d’accoglimento, ha infatti accolto la richiesta, avanzata dal Pubblico Ministero, per l’archiviazione di un procedimento giudiziario contro Flavio Foietta. Certo, l’accusa mossa era grave, una vera macchia sull’onorabilità dell’uomo: il reato ascritto al mite Flavio, fra l’altro nell’ambito dei suoi incarichi di tesoriere e presidente dell’Associazione “Via Romea Germanica” (VRG), era quello previsto dall’art. 316 bis c.p. ovvero di “malversazione di erogazioni pubbliche”, nel quale incorre chiunque ottenga finanziamenti o contributi pubblici, vincolati a finalità specifiche, ma non li destini a tali scopi.
Accusatori tali Rodolfo Valentini, Liviana Zanetti ed Elisa Deo: i primi due a me sconosciuti, ancora di più lo resteranno d’ora in poi, visto che nulla m’induce a conoscerli; la terza, invece, a me nota per la sua querela facile e per la sua tenace ambizione politica a voler emergere sempre, senza concorrenti, salvo poi galleggiare, al massimo spiaggiarsi, magari sul bagnasciuga del litorale ravennate, nell’illusione “lidi nuovi, vita nuova”, ostinatamente noncurante quanto le notizie, ormai, corrano e la precedano ovunque. Dunque, tre accusatori che, nero su bianco, il 29 aprile 2023 avevano querelato Flavio Foietta per malversazione, lamentandosi, così, anche di un danno subito quali soci dell’Associazione VRG.
Sino all’archiviazione più di due anni di lunga attesa, pure di apprensione da parte di Foietta, che ha subito indagini, compresa la perquisizione, nella consapevolezza di un’accusa infondata che ha infangato la sua dignità di onesto cittadino; di onesto funzionario pubblico, già ingegnere competente ed esperto, dirigente alla viabilità e alle infrastrutture del Comune di Forlì; di onesto sindaco per 10 anni alla guida del Comune di Santa Sofia; infine, di onesto fondatore, sostenitore e promotore dell’Associazione VRG per la valorizzazione del paesaggio e dei centri, piccoli e grandi, lungo l’antica via germanica dei pellegrini romei in territorio romagnolo.
Per fortuna, in questo caso la giustizia ha chiuso il suo cerchio, dimostrando chi nel torto e chi solo vittima del torto, chi sospinto da un intento malevolo e chi vittima di tale ingiustificata malevolenza: tutto questo nella cristallina verità che contro Flavio Foietta non c’è accusa che regga, il fatto non sussiste. I tre querelanti hanno avuto picche, della loro accusa stringono ora in mano soltanto un pugno di mosche, obtorto collo devono smaltire la stizza acida di aver sospettato inutilmente della condotta di Flavio Foietta che, invece, è sempre stato e resta giusto, responsabile amministratore dei fondi pubblici, pervenuti all’Associazione VRG.
Senza dubbio, tutta la vicenda ha recato danni all’immagine dell’Associazione VRG, suscitando dubbi, intaccando l’unità stessa dell’importante sodalizio culturale, per questo spero che l’amico Flavio torni presto a prodigarsi con l’impegno di sempre a favore dell’associazione, soprattutto con quel suo entusiasmo che tanto bene sa coniugare sapere, cultura e buona condotta amministrativa. Il peggio, comprese le vane accuse, trascorre sempre e, prima o poi, cade a terra perché, direbbe Ennio Flaiano, solo fastidiosa forfora su spalle larghe e oneste.